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Quando l'emozione non ha voce

Quando l’emozione non ha voce                                  

  di Giuseppe Trovato

Nel 1968 un improvviso terremoto scosse la Sicilia occidentale e ridusse in macerie numerosi paesi;
i primi ad accorrere e portare soccorso alle popolazioni furono i vigili del fuoco di tutta l’isola. Lo scenario che si presentò al loro sguardo era tremendo. Dovunque macerie e distruzioni, centinaia di morti, migliaia di feriti e, su tutto,  la disperazione dei sopravvissuti. A Santa  Margherita del Belìce, il Museo della memoria custodisce in numerose bacheche le foto scattate in q
uei giorni. Sono immagini crude che , ancora oggi, spezzano il cuore con scene raccapriccianti di pietà e dolore. Santa Margherita è una tappa  del tour organizzato nel mese di maggio dal Gruppo campeggiatori  Catania, un tour alla scoperta dei tesori della Sicilia, in questo caso, del Parco letterario dedicato  a Tomasi di Lampedusa e al suo grande romanzo.
   Il Museo della memoria sorge accanto al Palazzo Filangieri di Cutò nei locali di una ex chiesa . Lo visitiamo in punta di piedi; le foto sono gigantografie in bianco e nero.
Ci soffermiamo in ordine sparso a guardare  gli occhi sbarrati dei bambini, i muri smozzicati, i palazzi distrutti, le donne e gli uomini ricoperti di polvere, sgomenti, ma mai vinti. Commentiamo con gli amici  camperisti vicini a noi le immagini più cruenti.
Accanto a me, una presenza muta. E’ Salvo Lombardo, socio del Gruppo campeggiatori Catania, camperista dal 1998; stringe tra le mani il berretto che si è tolto appena entrato, osserva con attenzione le foto, le scruta ad una  a una. Assorto in uno strano silenzio, sembra cercare qualcosa dentro di sé, nella memoria. Poi improvvisamente, con le dita si stringe gli occhi ed un singhiozzo gli sale in gola. Piange. 
Lo guardo e mi indica una foto: quattro barellieri portano via una donna ferita. Sono quattro vigili del fuoco. Il primo , a sinistra è Salvo. Un’emozione, trattenuta per 48 anni, fa riemergere nel suo animo tanti ricordi e tanti nomi. Ci rendiamo conto di condividere con Salvo un momento particolare fatto di memoria e dolore. Con naturalezza ci stringiamo attorno a lui. Vorremmo porgli tante domande, ma ci fermiamo per rispettare l’emozione che lo scuote.
 Qualcuno sussurra “ è un eroe”… Tutti gli stringono la mano;  Salvo abbassa gli occhi ripetendo poche parole: “non sono un eroe” “ho solo fatto il mio dovere”, “sono stato anche in Irpinia e nel Friuli” “non sono un eroe…”.
Quando gli animi si rasserenano, riprendiamo il nostro Tour con la convinzione di aver scoperto un animo grande e nobile e, con l’orgoglio di avere tra i nostri soci, nella Federcampeggio, una persona schiva, umile e straordinaria.
 Grazie, Salvo, per le emozioni che hai regalato a tutti noi !

                Giuseppe Trovato